Maddalena Montalban Comello, un’eroina a chilometro zero

È il 16 settembre 1820 e sta arrivando l’autunno, ormai lo si sente nell’aria.

In città è una giornata come un’altra: le carrozze trainate da cavalli trasportano i loro padroni, i bottegai aprono le botteghe, le donne si occupano della casa e dei figli, gli uomini si dedicano al commercio o alle attività intellettuali e i ragazzini giocano e fanno marachelle nelle strade cittadine. Nella Contrada Grande, invece, all’interno di Palazzo Montalban Nuovo, non è una giornata come un’altra: un pianto di energia risuona tra le mura domestiche per annunciare la nascita di una nuova vita. Lucrezia Guzzetti mette al mondo la primogenita del conte Girolamo Montalban: Maddalena Montalban Comello.

Forse Lucrezia e Girolamo comprendono dal primo momento di non aver messo al mondo una bambina come le altre. Forse lo scoprono man mano che Maddalena cresce. Forse non se ne rendono conto finché non sarà una donna adulta e controcorrente.

Dopo aver trascorso la primissima infanzia nella tranquilla città collinare di Conegliano, Maddalena si trasferisce nella più grande e frizzante Venezia dove viene educata in un collegio. All’età di 22 anni sposa Angelo Comelico, un ricco commerciante veneziano. I Comelico sono una famiglia di origine friulana e con un’attitudine e orientamento fortemente patriottici. Inevitabilmente Maddalena assorbe tutto ciò e ne viene attratta.

Il 3 luglio 1848 segna un’importante tappa storica: viene approvata l’unione di Venezia con gli stati Sardi e la Lombardia. Per Maddalena la delusione è grande, non lo accetta. Rimanere in disparte ad aspettare non fa parte di lei e, così, inizia a dare il proprio contributo per la causa in cui crede fermamente: l’indipendenza del Veneto. Si unisce alla Pia Società delle Donne Veneziane, un’organizzazione che si occupa di curare ed assistere i feriti e i malati, nonché di fornire medicinali, armi e indumenti ai militari. Questo, però, non le basta, vuole essere davvero utile. Con altre tre donne, scrive una pubblica lettera al comandante della guardia civica, chiedendo l’autorizzazione a costituire un battaglione femminile di volontarie armate. L’autorizzazione viene negata e le autrici della richiesta vengono quasi derise, si tratta di una richiesta troppo rivoluzionaria per questo periodo. Maddalena ne è dispiaciuta, si rende conto di come, l’uguaglianza di sesso, oltre ad essere ancora un miraggio, non sia nemmeno una tematica che sta a cuore alla società in cui vive. Ne è talmente conscia e amareggiata da scrivere, in una lettera a Garibaldi, nella quale, tra le altre cose, scrive: «La natura mi fece il torto di farmi donna perché il nostro sesso è pieno di schiavitù». Nonostante ciò, caparbia, Maddalena non si arresta, e continua per la propria strada. Cosa si inventa questa volta? Si butta sull’editoria: pare abbia contribuito alla nascita del Circolo delle donne italiane, il primo giornale politico delle donne veneziane.

Nel frattempo, il conflitto in Veneto si inasprisce, i feriti da aiutare aumentano. Così Maddalena decide di offrire il proprio palazzo di San Canciano affinché venga utilizzato come ospedale. E, proprio in questo palazzo, succede un episodio curioso: Maddalena riceve un originale e alquanto inusuale regalo. Il generale Antonini che era stato curato ed assistito dalla stessa, decide di donarle, in segno di gratitudine … il proprio braccio amputato e imbalsamato!

Quando nell’estate del 1849 l’insurrezione veneta viene domata, nonostante il rammarico, Maddalena rimane fedele alla propria fede repubblicana e alla propria natura irrequieta e continua a rimanere attiva: ha scambi epistolari con Garibaldi e Mazzini, raccoglie fondi e a distribuisce materiali patriottici. Neanche la morte del marito nel 1851 riesce a fermarla.

A mano a mano che il suo coinvolgimento nella causa repubblicana aumenta, aumentano anche i controlli della polizia nei suoi confronti. E, come succede ai rivoluzionari di tutto rispetto, Maddalena viene anche arrestata. La prima volta finisce dietro le sbarre nel 1861 per aver organizzato una messa di suffragio per la morte di Cavour. Avrebbe potuto evitare il carcere, pagando la multa corrispondente. Maddalena rifiuta e sceglie la detenzione. La seconda volta viene arrestata e condannata per aver commissionato ad un artista locale la realizzazione di una spada da regalare a Garibaldi come invito a scendere in campo per liberare il Veneto.

Nonostante gli arresti e i numerosi mesi di detenzione, Maddalena non ha mai cessato di dedicarsi attivamente alla causa patriottica fino al giorno della sua morte.

Il 31 maggio 1869 la Contessa Mazziniana, come ormai è stata ribattezzata, si arrende alla malattia che aveva contratto durante i mesi di prigionia e si ricongiunge con il marito.

Grazie Maddalena, Conegliano è fortunata ad aver dato i natali a una donna come te!

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