Monte Pizzoc e la Stazione di Inanellamento: una mattinata tra uccelli, pane, salame e risate

Lunedì, ore 5:30. Il cellulare vibra.

Poco importa, sono sveglia già da mezz’ora a causa dei mugugni di Matilde. Libero un ultimo sbadiglio e scendo dal letto. Dopo quindici minuti chiudo, dietro di me, la porta d’ingresso di casa. Pioviggina, maledizione. Salgo in macchina in compagnia del mio zaino, della mia macchina fotografica e di una banana. Parto.

Arrivo al luogo dell’appuntamento alle 6:00 in punto. Dopo qualche minuto ci siamo tutti (o quasi) e partiamo. So che andremo sul Monte Pizzoc. So che andremo alla stazione di inanellamento. So che c’entra con la cattura degli uccelli a scopo scientifico. Non so altro. Non ho idea di che cosa sia l’inanellamento, né del motivo per cui partiamo così presto. Non ho idea di chi troveremo, né di cosa faremo. Mi affido completamente ai miei amici che hanno organizzato l’uscita, senza porre tante domande. A volte è bello farsi semplicemente trasportare dalle persone di cui ti fidi, senza avere la situazione sotto controllo.

Lungo il tragitto ci fermiamo per una veloce colazione e per comprare del pane. A voler essere precisa, compriamo 20 fresche pagnotte. Non ne comprendo il motivo, ma poco importa. Non indago troppo e continuo a lasciarmi guidare dai miei amici.

Alle 7.30 circa arriviamo finalmente sul Monte Pizzoc. Non piove più. Parcheggiamo la macchina, scendiamo e, respirando l’aria frizzante del mattino, ci dirigiamo verso la stazione di inanellamento. Tra battute scherzose e scatti fotografici, cerco di immaginare che sembianze possa avere una stazione in inanellamento, in modo da riuscire ad individuarla quanto prima. Non riesco a immaginarla. Così, dopo pochi passi, me la indicano: un vecchia e piccola casetta in mattoni con un gazebo verde in ingresso.

Ci accolgono un gruppo di circa dieci persone: il responsabile della stazione, alcuni studenti e qualche volontario. Ci presentiamo. Memorizzo e ricordo solamente tre nomi: Andrea, Tita e Hulk.

Andrea è il responsabile della stazione di inanellamento, capelli neri che spuntano da sotto il berretto, occhi scuri e intelligenti, barba incolta. Alterna momenti di isolamento a chiacchierate di gruppo. È lui a guidarci nel primo tour lungo le reti che servono a catturare gli uccelli. Ci spiega che, fino a poco prima del nostro arrivo, pioveva a dirotto e che le catture sono state davvero scarse. Superata la timidezza, iniziamo a fargli qualche domanda, ci risponde con pazienza e chiarezza. Non riesco a seguire tutto ciò che dice perché, camminando in fila indiana, la sua voce non giunge sempre fino alle mie orecchie. Capisco che la stazione di inanellamento sul Monte Pizzoc è aperta per circa due mesi all’anno: da fine settembre a inizio novembre. Durante questo periodo, Andrea è qui ogni giorno, spesso anche di notte. Le catture degli uccelli, infatti, sono sia diurne e sia notturne, per i rapaci. Durante la primavera lavora in una stazione di inanellamento sul mare. Ogni uccello che viene catturato, portato alla stazione, analizzato e schedato: tipo, età, sesso, lunghezza delle ali, lunghezza degli arti, quantità di grasso corporeo, peso. Gli viene applicato un anello con un codice numerico individuale. Infine viene liberato. I dati raccolti vengono poi caricati su portali on-line e condivisi tra i ricercatori e i centri di studio nazionali ed europei. Lo scopo dell’inanellamento scientifico è quello di studiare la biologia, l’ecologia, il comportamento, i movimenti, la produttività delle popolazioni e la demografia degli uccelli.

Mentre la nostra prima camminata esplorativa stava per giungere a termine, Andrea si accorge che, tra le maglie di una delle reti, c’è un uccello. Ci avviciniamo e con movimenti decisi e veloci, ma allo stesso tempo delicati e sicuri, libera uno scricciolo. Il modo con cui Andrea maneggia l’uccellino, mi ha subito ricordato le ostetriche dei nidi degli ospedali e il modo in cui prendono, girano e posano i neonati. Andrea infila la sua piccola cattura nel sacchettino di cotone che porta appeso al collo e torniamo alla stazione. Qui assistiamo a quanto ci aveva descritto poco fa: l’analisi e la schedatura.

Tita è un volontario di circa 60 anni, con un bel viso tondo e rosso, dei baffi grigi che si appoggiano sulle labbra, due occhi vispi e una lingua tagliente e divertente. Per tutto il tempo in cui rimaniamo lì, è l’unico che non smette mai di parlare. Presto perdo il conto delle battute e storie che continua a raccontare. È appassionato di uccelli, ma soprattutto della buona compagnia, del buon vino e del buon cibo. Infatti, appena rientriamo alla stazione, ci martella con una sola domanda: «Ragazzi, volete mangiare?» Nessuno si espone. Allora prende in mano la situazione e, sul tavolo da sagra vicino alla stazione, inizia a tagliare a fette i panini che avevamo portato: ecco a cosa servivano! Poi tira fuori un salame da un sacchetto e chiede a uno degli altri volontari di affettarlo. Contemporaneamente compare anche del formaggio. Così in pochi minuti, alle 8.30 del mattino, ci ritroviamo a consumare uno spuntino a base di pane, salame, formaggio e, per i più coraggio, vino.

Hulk è un omone con un’espressione imbronciata, indossa un giubbotto verde e un cappuccio. Non so se sia un volontario o un ricercatore. Prima di iniziare ad affettare il salame, gli toglie prima tutta la pelle in modo che ognuno possa avere la propria fetta di salame pronta da essere mangiata. Ha immediatamente conquistato tutta la mia stima.

Dopo il ricco spuntino, qualche chiacchiera e molte risate, anche la cattura degli uccelli diventa più interessante. Circa quindici uccelli rimangono impigliati nelle varie reti. Qualcuno ha già un anello alla zampa. Questo significa che era già stato catturato nei giorni o negli anni precedenti. Dopo la cattura si ripete il rituale di misurazione e schedatura. Facciamo un’ultima camminata lungo le reti e, poco dopo le 11:00, salutiamo e ringraziamo tutti e ci rimettiamo sulla strada del ritorno.

Lunedì, ore 12:30. Sono di nuovo a casa, felice come una bambina il giorno del suo compleanno.

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Se avete voglia di saperne di più sulla Stazione di Inanellamento del Pizzoc o se avete voglia di andare a far visita ai ragazzi per assistere alle operazioni di cattura degli uccelli, andate sul loro sito oppure sulla loro pagina Facebook.

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