Una rondine non fa primavera, ma gli s’cioppetin sì!

Nell’immaginario comune la primavera rappresenta l’arrivo delle rondini, la fioritura degli alberi, le giornate che si allungano o il risveglio dei sensi. Per me, invece, la primavera va a braccetto con gli s’cioppetin.

Quanti teneri ricordi d’infanzia: le passeggiate tra i campi con mamma, le zie e le sue amiche per raccogliere gli amati s’cioppetin, le corse sui prati mentre loro selezionavano e pulivano gli s’cioppetin appena raccolti, il sole che ti baciava il viso, le prelibatezze che venivano preparate in cucina, le cene rumorose di fine giornata.

Gli s’cioppetin, li ho sempre sentiti chiamare così, ma i nomi dialettali con i quali sono conosciuti sono numerosissimi e variano da zona a zona: ciopeti, sclopit, scrissioi, capusseti, bubbolini, tagliatelle della Madonna, erba del cucco, erba sciopettina, s’ciochèt, carlini, sclops, grisulò. In italiano si chiamano strigoli. Il nome scientifico, invece, è Silene Vulgaris.

Ma cosa sono gli s’cioppetin? Sono un’erba commestibile che viene utilizzata fin da tempi remoti nelle ricette popolari grazie al loro buon sapore e alle loro proprietà nutritive. Crescono spontaneamente e in abbondanza nei prati o nei campi, in particolare in terreni calcarei poco fertili e non eccessivamente inerbiti. La parte della Silene Vulgaris che viene raccolta è la fogliolina verde e morbida, lunga circa 5 centimetri. Deve essere raccolta prima della fioritura che avviene a fine primavera, quando sboccia un fiorellino biancastro-violetto chiaro, con una forma che ricorda quella di una mongolfiera o di una cupola. Ricordo che, da piccoli, io, mio fratello e i nostri amici ci divertivamo a farli scoppiare (s’ciopar nel nostro dialetto) sul palmo delle nostre mani. Da qui, probabilmente, deriva il nome s’cioppetin.

Vengono utilizzati per preparare zuppe, frittate, torte salate e risotti. Io associo gli s’cioppetin principalmente al risotto perché mia mamma ce lo preparava spesso. E, quantomeno il suo, è buonissimo!

Ecco la ricetta. Siccome la ricetta è quella originaria di mia mamma e siccome lei utilizza la bilancia solamente in rari casi, l’indicazione delle dosi di ogni singolo ingrediente è spesso creativa o liberamente interpretabile.

Ingredienti (per quattro persone)
Riso: 8 pugni circa, dipende dal livello di fame di ognuno, più un pugno per la pentola
S’cioppetin: a piacere in base all’intensità di sapore che si vuole ottenere
Olio d’oliva: 1 ½ cucchiaio
Cipolla: ¼
Vino bianco: mezzo bicchiere
Brodo vegetale: fino a fine cottura
Formaggio grana: quanto basta
Sale e pepe: quanto basta

Procedimento
1) Lavare bene gli s’cioppetin.
2) Sminuzzare la cipolla e rosolarla con l’olio d’oliva.
3) Quando la cipolla è dorata e morbida, aggiungere gli s’cioppetin e cuocerli a fuoco lento per circa dieci minuti.
4) Aggiungere il riso, lasciarlo tostare un paio di minuti e poi aggiungere il vino bianco.
5) Dopo aver lasciato sfumare il vino bianco, coprire con abbondante brodo.
6) Cuocere per circa 20 minuti (o per il tempo necessario in base al tipo di riso utilizzato) aggiungendo il sale e il pepe e, all’occorrenza, dell’altro brodo.
7) Quando il riso è cotto, prima di servirlo, aggiungere il formaggio grana grattugiato e mescolare con cura.

Buon appetito!

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